L'esempio è sotto gli occhi di tutti
ed è un esempio di cui moltissimi, nel mondo culturale e librario,
amano riempirsi la bocca. Sto parlando della catena di librerie
inglese Waterstones acquistata (e salvata dal fallimento) da un
oligarca russo (Aleksandr Mamut) che ha, subito dopo l'acquisto,
messo a capo delle librerie James Daunt, un libraio che ha fondato le
Daunt Books, una catena di cinque librerie che puntano tutto sulla
preparazione dei librai, sulla qualità dei libri ( e non , come
avviene da noi, sulla quantità) e su un catalogo forte.
La prima obiezione che mi viene fatta,
quando faccio questo esempio è: “Sì ma noi non siamo
l'Inghilterra”.
E non lo saremo mai, aggiungo io. E
neppure la Germania o la Francia. E allora? Noi abbiamo un patrimonio
di lettori forti che è un numero irrisorio rispetto ad altri paesi
europei, ma è anche il bacino d'utenza che noi dovremmo
riconquistare e riportare in libreria. Riportare, certo. Perché, nel
caso non ve ne foste accorti, le librerie sono sempre più vuote.
Leggo interventi anche molto
interessanti ma che rimangono per aria senza mai trovare il modo di
concretizzarsi. Chi parla dell'amore per il libro, chi ci mette la
faccia con una storia “letteraria” di famiglia, chi, ancora,
chiede al pubblico di adottare una libreria.
Noi librai abbiamo visto mutare le cose
così in fretta che neppure ci siamo resi conto di quel che accadeva.
Nel giro di quattro anni è crollato tutto, è crollata anche la
qualità del nostro lavoro.
E mi odio mentre ve lo dico ma è
successo che a un certo punto della nostra bella favola qualcuno ha
deciso di trattare il libro come una qualsiasi confezione di
biscotti. E non di quei biscotti fatti a mano con la ricetta della
nonna. No, di quelli industriali che usano polvere chimica al posto
delle uova. Qualcuno ha pensato che bastava puntare tutto sulla
confezione e poi, d'accordo con qualcun altro, ha avuto la brillante
idea di riempire le librerie con questi biscotti scadenti. E adesso i
biscotti sono vecchi e ammuffiti e nessuno li vuole più.
La cosa più stupida che potevamo fare,
e l'abbiamo fatta naturalmente, era di sacrificare i lettori forti
sull'altare del Dio Marketing.
Bisogna semplificare le librerie, ci
hanno detto, e allora via con i percorsi tematici. Togliamo pure le
“macchie” (disposizione dei libri per casa editrice) e il settore
dei classici, mettiamo tutto in ordine di autore che tanto poi il
cliente il libro non lo trova lo stesso e non trova nemmeno più il
libraio, a dire il vero, perché non c'è più. Tanto che ce ne
facciamo di uno che conosce i libri? Prego, prego, pescate pure un
libro a caso nel mucchio dei best seller.
A casa mia si dice: fare i conti senza
l'oste.
Infatti il giochino ha funzionato per
un po', il tempo giusto per far arricchire qualcuno e per far
sprofondare il mercato del libro.
E pensate, a questo punto, che qualcuno
abbia deciso di mettere una bella pezza su quel buco? Ovviamente no.
Non è possibile che le politiche librarie di qualche super manager
siano fallimentari. Sarà colpa dei librai (che non ci sono più),
mettete in evidenza le campagne promozionali che la gente se vede 25%
di sconto corre a comprare, fate proposte più appetibili che c'è la
crisi e la gente mica ha voglia di esser triste.
Ponetevi nel modo giusto, dovete essere
convincenti ma non insistenti e mentre ci siamo, oltre a vendere i
libri, non è che mettereste in evidenza anche borse, borsette,
cancelleria varia? Che quella vende e margina di più.
Se il sistema non funziona non è
pensabile rivedere il tutto. No, puntiamo sul lettore e book che
tanto avere un libro o un file, fra le mani, è la stessa cosa. E poi
un file lo scarichi anche da casa e mica hai più bisogno dei librai
e delle librerie.
No, ma prego, prego, continuiamo pure a
dire: “Bravi, bravi in Inghilterra che hanno salvato capra e cavoli
puntando su qualità e assistenza. E ma noi mica siamo l'Inghilterra,
siamo l'Italia! Qui bisogna rincorrere il lettore che compra un libro
l'anno!”
Bravi. Ottima strategia.
Poi voglio vedere se qualcuno avrà il
coraggio di prendersi le proprie responsabilità una volta che sarà
crollato tutto.
E non ditemi: "è colpa dei libri che costano troppo e della legge Levi che non permette sconti" perché sappiamo bene che non è così e un giorno vi spiegherò perché il prezzo dei libri è gonfiato alla base.
Non oggi, però. Sono già troppo amareggiato.
E arrabbiato. Anzi, no.
Furioso.


