lunedì 4 giugno 2012

E se fosse già troppo tardi?


L'esempio è sotto gli occhi di tutti ed è un esempio di cui moltissimi, nel mondo culturale e librario, amano riempirsi la bocca. Sto parlando della catena di librerie inglese Waterstones acquistata (e salvata dal fallimento) da un oligarca russo (Aleksandr Mamut) che ha, subito dopo l'acquisto, messo a capo delle librerie James Daunt, un libraio che ha fondato le Daunt Books, una catena di cinque librerie che puntano tutto sulla preparazione dei librai, sulla qualità dei libri ( e non , come avviene da noi, sulla quantità) e su un catalogo forte.
La prima obiezione che mi viene fatta, quando faccio questo esempio è: “Sì ma noi non siamo l'Inghilterra”.
E non lo saremo mai, aggiungo io. E neppure la Germania o la Francia. E allora? Noi abbiamo un patrimonio di lettori forti che è un numero irrisorio rispetto ad altri paesi europei, ma è anche il bacino d'utenza che noi dovremmo riconquistare e riportare in libreria. Riportare, certo. Perché, nel caso non ve ne foste accorti, le librerie sono sempre più vuote.
Leggo interventi anche molto interessanti ma che rimangono per aria senza mai trovare il modo di concretizzarsi. Chi parla dell'amore per il libro, chi ci mette la faccia con una storia “letteraria” di famiglia, chi, ancora, chiede al pubblico di adottare una libreria.
Noi librai abbiamo visto mutare le cose così in fretta che neppure ci siamo resi conto di quel che accadeva. Nel giro di quattro anni è crollato tutto, è crollata anche la qualità del nostro lavoro.
E mi odio mentre ve lo dico ma è successo che a un certo punto della nostra bella favola qualcuno ha deciso di trattare il libro come una qualsiasi confezione di biscotti. E non di quei biscotti fatti a mano con la ricetta della nonna. No, di quelli industriali che usano polvere chimica al posto delle uova. Qualcuno ha pensato che bastava puntare tutto sulla confezione e poi, d'accordo con qualcun altro, ha avuto la brillante idea di riempire le librerie con questi biscotti scadenti. E adesso i biscotti sono vecchi e ammuffiti e nessuno li vuole più.
La cosa più stupida che potevamo fare, e l'abbiamo fatta naturalmente, era di sacrificare i lettori forti sull'altare del Dio Marketing.
Bisogna semplificare le librerie, ci hanno detto, e allora via con i percorsi tematici. Togliamo pure le “macchie” (disposizione dei libri per casa editrice) e il settore dei classici, mettiamo tutto in ordine di autore che tanto poi il cliente il libro non lo trova lo stesso e non trova nemmeno più il libraio, a dire il vero, perché non c'è più. Tanto che ce ne facciamo di uno che conosce i libri? Prego, prego, pescate pure un libro a caso nel mucchio dei best seller.
A casa mia si dice: fare i conti senza l'oste.
Infatti il giochino ha funzionato per un po', il tempo giusto per far arricchire qualcuno e per far sprofondare il mercato del libro.
E pensate, a questo punto, che qualcuno abbia deciso di mettere una bella pezza su quel buco? Ovviamente no. Non è possibile che le politiche librarie di qualche super manager siano fallimentari. Sarà colpa dei librai (che non ci sono più), mettete in evidenza le campagne promozionali che la gente se vede 25% di sconto corre a comprare, fate proposte più appetibili che c'è la crisi e la gente mica ha voglia di esser triste.
Ponetevi nel modo giusto, dovete essere convincenti ma non insistenti e mentre ci siamo, oltre a vendere i libri, non è che mettereste in evidenza anche borse, borsette, cancelleria varia? Che quella vende e margina di più.
Se il sistema non funziona non è pensabile rivedere il tutto. No, puntiamo sul lettore e book che tanto avere un libro o un file, fra le mani, è la stessa cosa. E poi un file lo scarichi anche da casa e mica hai più bisogno dei librai e delle librerie.
No, ma prego, prego, continuiamo pure a dire: “Bravi, bravi in Inghilterra che hanno salvato capra e cavoli puntando su qualità e assistenza. E ma noi mica siamo l'Inghilterra, siamo l'Italia! Qui bisogna rincorrere il lettore che compra un libro l'anno!”
Bravi. Ottima strategia.
Poi voglio vedere se qualcuno avrà il coraggio di prendersi le proprie responsabilità una volta che sarà crollato tutto.
 E non ditemi: "è colpa dei libri che costano troppo e della legge Levi che non permette sconti" perché sappiamo bene che non è così e un giorno vi spiegherò perché il prezzo dei libri è gonfiato alla base.
Non oggi, però. Sono già troppo amareggiato.
 E arrabbiato. Anzi, no.
Furioso. 

sabato 2 giugno 2012

Certi giorni mi sento proprio come....



(Tranquilli/e l'immagine è tratta dal film Scanners di David Cronenberg non è un'immagine reale)

venerdì 1 giugno 2012

Introduzione


“Scusa sto cercando La consolazione filosofica con testo a fronte.”
“Dovrei avere la versione della UTET.”
Vado a parete, prendo il libro e lo consegno alla cliente. Lei lo sfoglia e con fare spazientito mi fa:
“Ma cosa dice? Non vede che è solo in italiano?”
Mi avvicino e guardo il libro.
“Signora sta guardando l'introduzione, deve andare al testo di Boezio per avere il testo a fronte.”
E lei:
“E mi scusi ma se non hanno tradotto anche l'introduzione io che me ne faccio?”
“...”

giovedì 31 maggio 2012

Contapassi (lunghi e ben distesi)


Vado a trovare un'amica che lavora in un negozio (non è una libreria), in un centro commerciale. Mi avvicino alla porta e lei spalanca gli occhi e comincia a sbracciarsi:
“Non entrare!”
Urla.
Io rimango impietrito, mi guardo intorno, penso che forse hanno messo delle mine anti uomo e rimango immobile. Lei si avvicina alla porta, a una certa distanza, con un foglio di carta in mano e lo piazza davanti a una fotocellula.
“Ecco ora puoi entrare!”
Mi dice, la guardo perplesso.
“Che succede?”
“Il contapassi.”
“Cosa?”
“Hanno istallato un contapassi. Se tu entri vieni contato come cliente, alla fine della giornata, dopo che abbiamo mandato i dati in sede, qualcuno li analizza. Fanno un paio di conti, contano quante persone sono entrate nel negozio, quanti scontrini sono stati emessi, quanti e quali pezzi sono stati venduti e poi mettono a confronto i dati nei diversi giorni. Se per esempio tu entri e non compri niente o fai un acquisto poco costoso sullo scontrino con il mio codice (ogni commesso/a ha un codice personale) o durante il mio turno e magari le colleghe hanno fatto scontrini con cifre più alte o in numero maggiore.... bé, insomma, i toni delle telefonate non sono molto cordiali, mettiamola così.”
“Ah.”
“E per cosa poi? Tanto hanno già deciso di chiudere il negozio, anche se nessuno ancora ha avuto il coraggio di dirlo apertamente. Probabilmente ce lo diranno il giorno prima.”
“In realtà, però, io sono venuto anche per acquistare oggi....”
“Ok!” Mi dice rassegnata “Torna fuori e poi rientra!”
E copre nuovamente, per farmi uscire, il contapassi.
Benvenuti/e nei magnifici Tempi moderni!

mercoledì 30 maggio 2012

Libraio Indiana Jones


Noi librai coraggiosi non abbiamo paura di niente!
Mentre sono ancora a casa, martedì 29 maggio, e mi sto preparando un caffè prima di affrontare una durissima giornata di lavoro, vedo la mia gattona nera accucciarsi a terra e venirmi fra le gambe miagolando. Parte la scossa di terremoto e lei ha la brillante idea di conficcare le sue unghiette affilate nel mio polpaccio destro così che, alla fine, sono più impegnato a cercare di convincerla a lasciarmi andare il polpaccio che a scappare fuori casa.
Mi assicuro, una volta liberato dalla gatta, che sia tutto in ordine, faccio un giro di telefonate per sentire se le persone che conosco stanno tutte bene, mi affaccio un attimo su facebook per vedere le novità e poi  inforco la bicicletta e vado in stazione.
Scopro per puro caso, visto che nessuno ha pensato di avvertire le persone in attesa del treni (nessun annuncio vocale e nessuna segnalazione sugli appositi schermi), che i treni non partono. Corro alla stazione degli autobus e vengo accalappiato da una vecchietta che mi racconta che lei non ha sentito il terremoto. E poi mi racconta tutto quello che ha fatto in mattinata. E il giorno prima. E la settimana prima. E il mese prima. Salgo, finalmente, sull'autobus e arrivo, dopo un ora e mezza, a Bologna. Arrivo, ansimante e con due ore di ritardo, al lavoro ed ecco altre due belle scosse di terremoto.
Usciamo in strada e ci rimaniamo una decina di minuti.
Pensate sia finita qui?
Eh no care/i mie/i perché, come in una scena apocalittica, arrivano (squillo di trombe) le API!
Un enorme e bellissimo sciame di api invade il centro di Bologna. Gente nel panico che corre a destra e a manca, vigili che fischiano contro le persone che vanno in mezzo allo sciame per fotografare le api.
Insomma il delirio.
Poi dicono che il lavoro del libraio è monotono!

P.S
Torno serio per un minuto. Fortunatamente a Bologna e Imola non abbiamo avuto grossi danni e non mi risultano vittime. Ma siamo in allerta e ci sono luoghi, qui in Emilia Romagna, in cui il terremoto ha portato morte e distruzione. Ci sono molte associazioni che si sono attivate per portare aiuto alle popolazioni più bisognose, io vi segnalo il sito della regione Emilia romagna che si è attivata per la raccolta fondi. La trovate QUI
Per quel che può valere il mio pensiero va alle famiglie delle vittime di questo terremoto e a chi ha perso tutto ciò che aveva. 

martedì 29 maggio 2012

Ai confini della realtà...


Trovo dei libri fuori posto, abbandonati al settore di storia. Capita spesso che i clienti prendano i libri, li leggano, e poi li abbandonino in giro per la libreria. Questi però sono impilati ordinatamente, mi guardo in giro per capire se sono di qualcuno ma la sala è vuota quindi, pazientemente, li risistemo. Dopo mezz'ora arriva un signore:
“Ha visto i miei libri?”
Mi fa senza nemmeno salutare e con tono piuttosto infastidito.
“Come scusi?”
“Avevo lasciato dei libri al settore di storia.”
“Ah mi scusi non ho visto nessuno e li ho rimessi a posto.”
“Rimessi a posto?”
Ok, giornata difficile.
“Sì ma li riprendo, ricordo i titoli.”
“Ecco, bravo.”
Cerco di raffreddare il bollore che mi sta mandando in cortocircuito il cervello, prendo i libri del signore che, nel frattempo, ha preso altri libri da altri settori e poi ha fatto una nuova piletta, questa volta al settore di attualità e politica.
“Ecco i suoi libri.”
“Bene!”
Mi dice e poi sale le scale e scompare.
Aiuto adesso non so se rimettere a posto i libri o lasciarli così come li ha sistemati il signore.
Ho paura!

P.S
Se volete vedere la mia intervista su Booksweb con Alessandra Casella cliccate QUI

lunedì 28 maggio 2012

Una questione aperta


C'è una cosa che mi colpisce sempre moltissimo. Se entrate in una libreria e vi mettete a contare il numero di donne che lavorano in questo campo vi renderete conto, con molta probabilità, che sono molte di più dei colleghi maschi. Spesso anche i ruoli di direzione dei vari punti vendita sono affidati a donne. Man mano che si sale nella catena dirigenziale, però, (e questo in ogni lavoro) le donne diminuiscono sino, in molti casi, a scomparire completamente. L'ambiente culturale non fa differenza. Tralasciando, in questa sede, il grave problema della mancanza di figure femminili nei ruoli di potere (e, permettetemi la battuta, probabilmente le cose vanno così male anche per questo motivo) vorrei portare tre esempi importanti per evidenziare il problema. Partiamo dalla televisione (no non voglio parlare del ruolo riservato alle donne in certi palinsesti, ci sono già ottime studiose del fenomeno che lo spiegano molto meglio di me). Recentemente su vari siti e blog femminili e/o femministi ho letto alcune riflessioni sulla mancanza di voci femminili alla trasmissione evento dell'anno: “Quello che non ho”. Spesso non ci facciamo neppure caso, abituati come siamo a vedere maschi in ogni anfratto della società, non ci accorgiamo della mancanza di spazi a coloro che, di fatto, in Italia, sono una buona fetta della cultura. Se escludiamo i ruoli di “assistente” o gli interventi di alcune figure “divertenti”( come la Littizzetto o Geppi Cucciari giusto per citare due persone che vanno per la maggiore in questo periodo) ci renderemo immediatamente conto che i palinsesti televisivi sono chiaramente dominati da figure maschili. La stessa cosa avviene nel panorama culturale. È provato che le donne leggono in percentuale decisamente più alta rispetto ai maschi, eppure, quando leggiamo un intervento, 9 volte su 10 è scritto da un uomo.
Il secondo esempio riguarda l'Almanacco Guanda 2012. Su 30 interventi (esclusi i nostri racconti alla fine dell'almanacco) solo 5 sono di addette ai lavori. Che cosa significa questo? Forse che non ci sono donne che lavorano negli ambienti culturali? Al contrario, le donne sono moltissime. Quindi? Come mai gli interventi delle donne sono sempre un decimo rispetto a quelli dei colleghi maschi? Come mai è così facile trovare figure maschili occupare ruoli dirigenziali? Non voglio farne una questione di quantità, non credo nelle quote rose, è ovvio che c'è una questione di qualità. E proprio perché parliamo di qualità dovrebbero esserci molti più interventi di donne. Non posso credere che si tenda sempre e comunque a favorire le figure maschili anche in contesti in cui le donne hanno sia un primato numerico che qualitativo.
Ultimo esempio.
A giugno Repubblica organizzerà a Bologna una manifestazione dal titolo: Scrivere il futuro. Ebbene speriamo che sia un futuro in cui a scrivere non siano solo i maschi visto che su 92 relatori 76 sono maschi e solo 15 femmine.
Ora, lo dico senza nessuna esitazione, abbiamo un problema. È un problema enorme che ci riguarda tutt* Prima apriamo gli occhi prima usciremo da questa società bigotta, patriarcale e terribilmente maschilista.

venerdì 25 maggio 2012

La libreria è (anche):


Il cliente che, dopo aver visto una trasmissione che tratta un certo argomento (facciamo finta si tratti di fisica quantistica), viene in libreria a chiedere libri e comincia a spiegarmi l'importanza di quella materia. Sino al giorno prima non aveva idea di cosa fosse ma dopo aver visto due ore di trasmissione è un vero esperto in materia.
Ma che dico esperto.
Praticamente la fisica quantistica l'ha inventata lui!

giovedì 24 maggio 2012

Soddisfazioni.


Una ragazza:
“Ciao posso chiedere a te per un libro?”
“Certo, dimmi pure.”
“Sto cercando La decadenza degli intellettuali di Bauman?”
“Sì, te lo prendo.”
“Ce l'hai?”
“Sì.”
Lei, stupita:
“Dici sul serio?”
“Sì.”
“Che bello sono stata alle Coop e alla Feltrinelli e non lo avevano!”
“Scusa, arrivo subito, devo andare un attimo in magazzino.”
In magazzino davanti alla collega Pazienza finita:
“Ah, ah, ah, ah! Sono il libraio migliore del mondo! Ah, ah, ah, ah, ah!”
Chi è il libraio migliore del mondo? Chi è? Eh? Eh? Eh? Sono io! Sì, sì, sì! Libraio più bravo del mondo batte librai Feltrinelli 1 a 0!!!!!!

mercoledì 23 maggio 2012

Sopravvivenza


Cliente:
“Ah buongiorno, mi deve assolutamente aiutare, sa devo fare un regalo alla nipote di un'amica di famiglia, una di quelle di vecchia data, ci conosciamo sin da bambine che mi ricordo andavo a casa dai suoi genitori d'estate che avevano un giardino bellissimo e poi, avrò avuto sei, sette anni, ci portavano al mare. Non era mica come adesso, sti bambini, sempre attaccati al computer o al cellulare, noi si andava in giro per le campagne, per i boschi o al mare... comunque è un'amica importante, ha capito vero? E sua nipote, che anche lei la conosco da bambina che veniva a casa nostra e mia figlia la faceva sempre giocare e poi l'aiutava a fare i compiti e dopo le preparavo la merenda, guardi è come se fosse figlia mia. Insomma si laurea e vorrei farle un bel regalo, non un libretto, eh? Qualcosa di bello che ci tengo tanto e mica voglio fare brutta figura con la mia amica che ci conosciamo da tanto tempo....”
NEL FRATTEMPO, NELLA MIA TESTA:




martedì 22 maggio 2012

Il futuro che vogliamo.

Ho cominciato, negli ultimi tempi, a provare una certa insofferenza nei confronti di chi fa cultura “dall'alto” senza sapere cosa accade, quotidianamente, fra la gente comune.
Inutile nascondersi dietro un paravento. Questa crisi, che è una crisi terribile che sta distruggendo interi settori e, purtroppo, anche le vite e la quotidianità di molte persone, ha investito il settore della cultura come un treno ad alta velocità. Parlo del mondo dei libri, che è quello che conosco meglio, ma sono pronto a scommettere che tutti i settori culturali hanno grossi problemi. Come ho già detto parecchie volte il mondo del libro deve la propria sopravvivenza a un esiguo numero di lettori forti. Lettori, cioè, che leggono (pare) almeno sei libri l'anno. Il che, già da solo come dato, fa un po' di tristezza perché se penso a un lettore forte penso a un lettore o a una lettrice, che legge molto di più.
Leggo, ormai quasi quotidianamente su riviste e giornali, gli interventi di autori, editori, distributori (lascio solo al maschile perché, di fatto, gli interventi sono quasi sempre fatti da maschi e non perché manchino le donne, al contrario. Però, chissà perché, a parlare son sempre i maschi. Stessero zitti ogni tanto non ci troveremmo in questo casino.). Tutti a chiedersi il perché del declino del libro, tutti pronti a scaricare le colpe su altri, a vaneggiare sugli e book e molto altro. Gli interventi che mi fanno più rabbia sono quelli di “intellettuali” che professano l'importanza del libro, dei librai e delle libraie facendo ragionamenti astrusi su un mondo che, di fatto, non esiste più.
Il mercato del libro è, e come non potrebbe esserlo, appunto, un mercato. Per produrre occorre vendere, se non vendi non hai le materie prime (e nemmeno l'interesse) per continuare a farlo.
Vi chiedo scusa, davvero, è un argomento complesso non voglio trattarlo in modo superficiale, ognuno ha il proprio punto di vista, ci sono tante componenti da prendere in considerazione però, vi prego, risparmiatemi l'ipocrisia.
Almeno questo.
Risparmiatemi i grandi discorsi sul futuro del libro, dell'editoria e del mestiere del libraio se poi, nei fatti, si va nella direzione dello sfacelo totale..
Soprattutto, evitiamo di raccontare palle, per favore, perché coloro che professano l'importanza della figura del libraio e la sua formazione, sono, alla fine, coloro che tagliano i margini d'azione dei librai e delle libraie, sono coloro che girano lo sguardo dall'altra parte di fronte alla cassa integrazione, sono coloro che, alla fine della partita, tagliano, anche fisicamente, i posti di lavoro.
La mia esperienza la conoscete, non voglio sputare nel piatto in cui mangio, amo il mio lavoro, cerco di farlo al meglio, non voglio disprezzare niente e nessuno.
Però ho la continua sensazione di vivere su una bolla. Una grande, enorme bolla di sapone pronta a esplodere da un momento all'altro.
Ci si lamenta continuamente della scarsa qualità dei libri. Ma chi li pubblica i libri? Perché, poi, questi libri arrivano in quantità elevate in libreria?
Ora, lo dico senza nessun problema, noi facciamo proposte ed esposizioni importanti: contro la mafia, contro la violenza, contro il razzismo, contro l'omofobia e molto altro. Sarebbe ingiusto da parte mia affermare che non mi viene data la possibilità di fare un certo tipo di proposte. E non sarebbe nemmeno giusto impedire ai libri “leggeri” o “di intrattenimento” di stare in libreria. Ognuno deve essere libero di leggere ciò che vuole.
Però poi non mi vengano a dire che devo stare attento alla qualità del libro quando, magari, mi sono appena arrivate cento copie del libro del Mr “Mi sono appena convertito” di turno che sono stato costretto a mettere in un tavolo centrale per dargli visibilità. Non vengano a dirmi che devo stare attento al titolo radical chic che ha avuto una colonnina su Repubblica quando in vetrina sono costretto a mettere l'ennesima Colazione a casa di qualcuno (vetrina pagata fra le altre cose).
C'è un problema, un problema enorme, che assomiglia moltissimo, se proprio vogliamo dirla tutta, al sistema “politico” di questo paese. C'è il gioco del “Fai quel che dico ma non quel che faccio”.
Ci sono tanti editori in questo paese, tanti editori, grandi, piccoli, medi, e ognuno pubblica prodotti diversi. Per mio gusto personale posso dirvi che alcuni editori pubblicano ottime cose, altri cose buone, alcuni accettabili, altri fanno brutti prodotti (o in prevalenza brutti) alcuni fanno pessimi prodotti. È un parere del tutto personale, ovviamente, quello che per me può essere un libro meraviglioso a qualcun altro può non aver detto nulla. E viceversa.
Però, guarda caso, in tante grandi librerie, sono sempre i prodotti “facili” ad essere presenti in quantità superiori.
Siamo abituati a trattare il lettore e/o la lettrice come merce pensando, poi, che non se ne rendano conto.
La verità è che molte “grandi” librerie non hanno fatto molto, negli ultimi anni, per incentivare o proteggere la fascia di lettori e lettrici che ci fanno sopravvivere. Si è detto che è il mercato che va così. Infatti, aggiungo io, possiamo vedere e “gioire” delle conseguenze.
La verità è che tutti inseguiamo il mito di Eldorado, che tutti siamo pronti a sacrificare “il catalogo” umano e librario per andare alla ricerca del best seller, della vendita facile, del successo del momento.
È una politica che paga?
A me sembra proprio di no.
Prendiamo in mano il catalogo “contemporaneo” (non dico quello storico perché ci sono migliaia di importanti pubblicazioni) di alcune grandi realtà editoriali: Mondadori, Rizzoli, Newton & Compton e molte altre. Sfogliamoli questi cataloghi. Salta immediatamente all'occhio la semplicità della fruizione: ci sono libri con copertine simili, con titoli ammiccanti, con belle fascette piene di promesse. Sono libri fotocopia, libri che ho ribattezzato “leggi e dimentica”.
Normale che questi libri ci siano, ci sono sempre stati. Ma oggi sono la fetta più consistente del mercato librario. Alcuni di questi libri vendono bene ma il gioco al ribasso dei prezzi mette comunque in pericolo la loro esistenza perché, che lo vogliamo o no, quel libro qualcuno lo ha pagato e le spese non sono poche: carta, inchiostri, curatori, copertine, editor, autori e autrici, distributori, librerie ecc...
Dietro un libro c'è il lavoro di moltissime persone. Tendiamo a dimenticarlo ma è così.
Ora, quello che mi viene da pensare, è che buona parte dei lettori/lettrici forti, che già si sentono frustrati/e per l'impossibilità economica di poter acquistare lo stesso numero di libri che compravano alcuni anni fa, si siano sentiti/e traditi/e dal mercato del libro e dalle librerie.
La cosa che continuano e ripetermi è che ci si deve adeguare al mercato e la mia risposta è: “Perché”?
Perché se il mercato ha fallito? Perché corriamo, come mandrie impazzite, tutte nella stessa direzione? Ma le avete viste le “grandi” librerie? Non avete notato, come dire, una certa somiglianza?
Sono tutte uguali, signori/e.
Continuiamo ad assecondare un mercato che sta per esplodere.
Ma perché, dannazione, non ci fermiamo un attimo e non pensiamo a come uscire da questo casino invece di continuare a correre verso il baratro?
Una domanda che vorrei fare alle grandi case editrici è: “Pubblicare di tutto e di più, alla fine, paga?”. Basta davvero un best seller azzeccato su una somma di centinaia di fallimenti per ridare ossigeno alle case editrici? A me sembra proprio di no.
Non sarebbe meglio pubblicare meno, scegliere con più attenzione i testi, curarli di più, seguirli? Gli editori sono davvero contenti che un loro titolo abbia una vita che varia, a seconda dei casi, da tre mesi a sei? Persino i grandi successi dopo nemmeno un anno escono in economica (per non parlare delle altre versioni: economica, super economica, Vip, Trip ecc...). Non abbiamo più il tempo di seguire il prodotto libro. Anche questo settore è stato fagocitato dal sistema, è tutto veloce, schizofrenico, impazzito.
Non stiamo andando più da nessuna parte.
Librerie vuote, lavoratori demotivati e isterici, clienti disaffezionati.
Ma è veramente questo il futuro che vogliamo?